Valore e significato di un'esperienza


                  Quando si conoscono nuovi amici, per siglare il patto di solidarietà e reciproca intesa che è nato si è soliti tendere la mano per un caloroso gesto di accoglienza e di rispetto. E’ questo un segno semplice ed incisivo, capace di dire la nostra disponibilità ad un cammino di amicizia e di cordialità. Anch’io vi tendo la mano…. Per palesarvi la mia volontà di mettere a servizio di questa nostra amata comunità ravellese il mio cuore e la mia mente, la mia forza d’animo e la mia intelligenza, la mia povera fede e persino i miei tanti limiti. È un cuore giovane che bussa al cuore dei suoi coetanei. Con umiltà e convinzione vi consegno l’intenzione di volermi spendere particolarmente per chi si sta affacciando alla vita, per farmi suo compagno di viaggio e per condividere con lui la ricchezza della buona notizia di gioia e salvezza portata a noi dal Crocifisso Risorto”.

                   Con queste parole, nell’ottobre 2007, don Giuseppe Milo salutava la nostra comunità ecclesiale all’inizio della sua nuova esperienza presso la parrocchia di Santa Maria Assunta, una sorta di “tirocinio diretto” previsto dal progetto di formazione sacerdotale teso a favorire i rapporti tra il seminario e le parrocchie come segno di comunione nella responsabilità pastorale e come occasione di richiamo vocazionale. Una vera e propria "esperienza di grazia" per il seminarista che nell’incontro con le comunità cristiane tocca con mano ciò che Dio continua ad operare con la sua presenza nel cuore di tanti credenti ma anche "esperienza di grazia" per la parrocchia che accoglie la testimonianza di un giovane che sta rispondendo alla chiamata del Signore.

                    La presenza di don Giuseppe, che proprio nel nostro Duomo ha ricevuto il ministero dell’accolitato il 3 agosto 2008, è stata (e spero possa esserlo anche in futuro) un’occasione straordinaria per le attività giovanili, per l’animazione liturgica, la catechesi di una città come Ravello aperta ad una vocazione internazionale. Una grazia valorizzata come motivo di riflessione vocazionale e accompagnata con la preghiera e l’incoraggiamento di tutta la nostra comunità.                    Con i suoi modi gentili, affabili, il suo sorriso, la sua preparazione, don Giuseppe ha saputo conquistare l’attenzione di giovani e meno giovani provenienti dall’intero territorio cittadino, ispirato da quello spirito autentico di Comunione che pur dovrebbe animare il cammino ecclesiale della città ma che, ahimè, troppo spesso non va oltre qualche segno esteriore e finisce per frantumarsi innanzi alla rivendicazione di sterili e orgogliose autarchie-autonomie, capaci di vanificare anche i risultati di un lungo e faticoso impegno pastorale. Un corso che pone dei seri interrogativi sulla nostra capacità di dialogo con il fratello della porta accanto, sulla nostra effettiva capacità di costruire ponti con chi ci è affine proprio nel momento in cui i grandi eventi ci propongono celebrazioni ecumeniche (lo spirito del “va’ e metti insieme” è forse definitivamente tramontato? Credo e spero di no).                   

                   Il giovane diacono ha così riversato nella nostra parrocchia la sua speranza, il suo entusiasmo, la freschezza di una esperienza di Dio forte e coinvolgente capace di  risvegliare quelle potenzialità sopite o nascoste che attendono una nuova motivazione per tornare all’azione. Una testimonianza vera, infatti, intenerisce il cuore ed incoraggia chi, seppur nell’incertezza dei primi passi, sente il desiderio di seguire il Signore. Emblematico, a tal proposito, è stato l’instancabile impegno profuso nella formazione del nutrito gruppo di giovani che quest’anno hanno ricevuto il sacramento della confermazione. Nello stesso tempo, l’esperienza maturata al fianco del parroco nelle normali attività pastorali, nel confronto sulle scelte piccole e grandi della vita parrocchiale, oltre ad essere un importante fattore di crescita umana e pastorale, costituirà per il giovane futuro sacerdote una preziosa dote cui attingere negli anni a venire.

                    Alla luce di questa esperienza appare evidente come la piena, sempre maggiore, collaborazione e la corresponsabilità sempre più consapevole, secondo le possibilità e le competenze di ciascuno, tra sacerdoti, seminaristi e laici, coltivate nel rispetto e nell’ascolto reciproco, possano portare frutti copiosi per l’intera comunità. A pochi giorni dall’ordinazione sacerdotale, che si terrà nella Cattedrale di Amalfi l’11 settembre p.v., la comunità ravellese augura a don Giuseppe Milo di essere sempre testimone e dispensatore saggio e generoso, dolce e forte, messaggero gioioso della buona novella, sacerdote accogliente e disponibile.

                     Le fulgide testimonianze dell’apostolo Matteo, titolare della sua parrocchia, e del medico Pantaleone, patrono speciale della nostra città, possano costituire un faro luminoso, capace di indicare i passi lungo la strada della perfetta imitazione di Cristo.